Le pappe

Ammetto subito tutto: siamo indietro sulla tabella di marcia! Pippo mangia – imboccato – delle pappe pressoche’ identiche a quelle che gli ho presentato a sei mesi, solo che ora ne ha diciotto…aiuto, che fare.
Oggi ho deciso: affrontero’ il tutto nel modo piu’ insensato, con la terapia d’urto. Stasera, quello che cucino per noi, verra’ proposto in tutta la sua gloria anche al nostro bimbo. Poverino, ho in mente di cucinare i fagioli. Ovviamente non ho ancora detto nulla neppure al suo papa’, che appena li sente solo nominare, inizia ad accampare varie teorie sulle problematiche associate ai legumi contro gli indubbi effetti benefici e salutari della carne alla griglia.
Cerco sempre di nascondermi dietro un dito. Pippo vive ancora coccolato dalle sue nonne (si’, lo so, siamo dei privilegiati. Ma d’altro canto qualche vantaggio di stare in campagna ci deve pur essere) che tutte amorose gli preparano verdurine, carni, pesci e formaggi a rotazione. Lui con il suo bavaglino siede contento sul suo trono-seggiolone e ingoia soddisfatto i vari bocconi.
Pero’ negli ultimi giorni i molari incombevano molesti ed al posto del nostro piccolo voraciraptor, c’era un bambino inappetente! Per noi abituati a vedere le pappe scomparire in poche cucchiaiate, l’agonia del rifiuto e’ insopportabile.
Allora ho pensato che rifiuto per rifiuto, tanto vale iniziare a fare il grande passo (che avrei gia’ dovuto fare da tempo) di traghettarlo verso l’eta’ adulta dei piatti composti e non frullati-sminuzzati-reimpastati in un tutto uniforme. Probabilmente domani preparero’ di nuovo il pappone, pero’ per il momento resisto nei miei intenti riformatori.
Naturalmente non voglio neppure pensare a quei fanciulli geniali che all’eta’ di Pippo gia’ agguantano sereni la forchetta e mangiano da soli. Sarebbe troppo. A questo traguardo arriveremo piu’ avanti.

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