Il genere

Sogno un mondo dove essere donna non sia causa di discriminazioni, violenze o soprusi. Viviamo in un paese democratico, che guarda con sempre maggiore rispetto anche noi, altra meta’ del cielo, pero’ se ci si sofferma a leggere le notizie di cronaca o si analizza solo il proprio vissuto personale, il percorso verso l’uguaglianza e’ ancora molto lungo.
Si vede molto gia’ dalla maternita’. In Italia spesso e volentieri le mamme non lavorano fuori casa. Ne comprendo anche le ragioni. L’asilo nido e’ un privilegio costoso. Una tata dedicata poi e’ un lusso per pochi. Chi non ha la fortuna di avere dei familiari vicino che possano dare una mano, si trova nella migliore delle ipotesi a rinunciare ad una bella fetta di stipendio per far fronte ai costi della cura del bimbo, senza considerare i sensi di colpa ed il cuore spezzato per dover lasciare la tua creaturina nelle braccia di altri. Il ritorno al luogo di lavoro e’ poi accidentato, visto che gli orari flessibili sono quasi impossibili e le esigenze imprevedibili della genitorialita’ mal si conciliano con quelle dell’impresa. Forse per questo motivo anche molte madri precedentemente impiegate, potendo, preferiscono rinunciare al lavoro, vedendo piu’ vantaggi che svantaggi. Trovare poi un’occupazione di questi tempi e’ quasi impossibile, figuriamoci con lo spauracchio di una neomaternita’ nel curriculum.
Quindi mi piacerebbe educare Pippo a rispettare il prossimo, a prescindere dal genere. Nel contempo guardo con sorpresa le sue inclinazioni, che sicuramente non gli ho insegnato io, ma che mi portano a pensare che effettivamente ci sono delle differenze, c’e’ poco da fare.
Il mio bambino adora tutto cio’ che ha meccanismi ed ingranaggi. Dalle banali porte, ai meravigliosi attrezzi da giardino e fai da te del nonno. Quando papa’ prende un cacciavite in mano, Pippo lascia qualsiasi occupazione, per andare a studiare cosa succede, interloquendo con le sue istruzioni (bababa ed altro ancora). Ripensando alla mia splendida nipotina Nora, che contemplava i fiori, per poi strapparli amichevolmente e portare mazzolini alla sua mamma, mi rendo conto che qualche diversita’ ci dovra’ essere, o forse solo i miei piccoli simili si comportano come da manuale. A volte, ovviamente, noto delle sane eccezioni. Come quando Pippo si e’ appropriato del camion di Nora e lei, disperata, ha detto a mia cognata che cerca di consolarla “non voglio giochi da femminuccia!” e si e’ placata solo quando le e’ stata consegnata la sua ruspa.

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