Il passeggino

Non vorrei sbagliarmi, ma penso di aver dedicato piu’ tempo a scegliere il passeggino che all’acquisto della mia stimata autovettura. La mia bella utilitaria, infatti, mi e’ capitata come un dono, seminuova fiammante, dalla sua precedente proprietaria che traslocava all’estero.
Per il passeggino invece no, ho dovuto studiare un po’.
Quando non ero mamma, ero infatuata di quei bei treruote tipo trekking che vedevo sfrecciare in citta’. Ma si sa che la campagna ha esigenze diverse. Una fra tutte i trasporti antiecologici individuali richiedono una simbiosi tra il passeggino e la macchina. E la mia piccola vettura di un ingombrante aggeggio cittadino non ne voleva sapere.
Cosi’ ho fatto una scoperta agghiacciante: bisogna caricare e scaricare il passeggino e guarda un po’, non e’ che sia proprio leggero.
La mia scelta e’ andata dunque ad un marchingegno che si smonta/monta (abbastanza) facilmente e che non pesa proprio una tonnellata.
Il fatto che fosse uguale al passeggino della mia nipotina Nora e’ sicuramente una mera casualita’. Nora amava il suo passeggino. Dico amava perche’ ora e’ stata spodestata dal trono dal suo fratellino Chicco. Nora adesso ha diritto a saltare su una pedana, questo e’ quanto. Quando era piccina pero’, ti indicava imperiosa il suo mezzo di trasporto e ci saliva tutta soddisfatta.
Ovviamente da neofita credevo che tutti i bambini amassero le carrozzine.
Poi e’ arrivato il mio splendido Pippo: nella prima fase navetta, urlava a pieni polmoni, salvo quando dormiva; nella seconda fase con il seggiolino, urla a pieni polmoni, fino a quando non trova qualcosa che lo distrae qualche secondo, poi ricomincia a lamentarsi.

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