L’occhio nero

Quest’anno da bravi neogenitori abbiamo programmato delle vacanze in un periodo per noi insolito: giugno. Si, perche’ tutti dicono che giova portare i bimbi al mare quando la temperatura e’ ancora mite, il sole non e’ eccessivamente intenso, blablabla… [Mi viene il sospetto che la causa delle perturbazioni meteorologiche che imperversano da troppo tempo possiamo essere noi (?). Impossibile, la natura fa il suo corso (almeno spero).]
Cosi’ i primi giorni della nostra vacanza li abbiamo trascorsi a casa: a che pro, infatti, andarsi a richiudere in un bilocale umido, quando si poteva stare comodamente spaparanzati sul divano al calduccio.
Finalmente martedi’, un po’ di sole! Allora come gli sprovveduti piu’ disorganizzati siamo saliti in macchina e partiti per la spiaggia. Arrivati li’, che meraviglia, il mare, la tranquillita’, il cielo terso, uno spettacolo. Peccato che nella fretta ci siamo dimenticati che al mare si usano il costume, le ciabattine, gli asciugamani ed altre amenita’. Cosi’ sembravamo arrivati da un’altra dimensione spazio temporale, con i nostri pantaloni lunghi da citta’.
Forti di questa esperienza, siamo tornati a casa, abbiamo preparato i bagagli e, signorsi’, il giorno dopo s’e’ deciso, si parte subito dopo pranzo.
E da li cominciarono le sventure.
Mi chiama il mio amore bello, dicendo “non ti agitare” o simili (che immediatamente mi causano panico puro), e mi annuncia che nel maldestro tentativo di evitare un caduta a Pippo gli ha messo inavvertitamente un dito nell’occhio. Poverino!!! Cosi’ il pomeriggio, invece del mare, siamo corsi dalla pediatra, che per fortuna ci ha rasserenati, non era successo nulla, salvo poi aggiornarci dettagliatamente su tutta la riforma del sistema sanitario.
Torniamo a casa abbacchiati e rinviamo la agognata partenza al famoso domani.
Ma la iella continua. Stavolta mentre sto tornando a casa dalle mie scartoffie, mi richiama la mia dolce meta’ terrorizzata: mentre si era girato per accendere il gas sotto la pappa di Pippo, quest’ultimo – che prima sedeva innocente sulla pedana del seggiolone – si e’ arrampicato fulmineo, ma scivolando ha urtato il tavolo con lo zigomo. Aiuto!!!!!! Arrivo a casa trafelata per trovare il mio bistecchino con un segnaccio blu sotto l’occhio. E cosi’ passiamo la giornata con la borsa del ghiaccio a riflettere se portarlo o meno dal pronto soccorso, visto che la pediatra – gia’ richiamata – ci ha detto di andare solo in presenza di certi sintomi che grazie al cielo non si manifestano.
Il giorno dopo, a condizioni stabili, si decide, si va al mare. Prima pero’ passiamo dalla dottoressa, giusto un attimino, solo per sentirci confermare che tutto e’ a posto. Lei ovviamente ci tranquillizza, ma nel frattempo ci prepara una impegnativa con l’urgenza per andare dall’oculista in ospedale.
Dunque: a questo punto io – che sarei la mamma – penso, ma com’e’ che ieri si doveva stare sereni e oggi si va dall’oculista? Poi riflettendo maggiormente, sempre in un battibaleno, mi ricordo che chi mi aveva detto che si poteva stare pacifici era lui, il papa’! Appena congedati dalla pediatra, andiamo di tutta fretta in ospedale, io camminando due metri avanti e imprecando come un turcomanno, e gli uomini dietro di corsa, uno piccolo con l’occhio pesto che si gode la passeggiata di buon passo, e l’altro grande che si giustifica e mi imputa (parte del)la responsabilità’.
Fortunatamente, anche all’ospedale accertano che non era successo niente, tranne il triste occhio nero.
A chiudere la giornata, e’ arrivata la grandinata del pomeriggio. E cosi’ abbiamo deciso che le vacanze a giugno tutto sommato non fanno per noi.

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