MADDALENE

Chissà perché di Proust ora mi viene in mente solo il passaggio sulle madeleines. Forse perché in uno dei miei vari tentativi rimasti inconsumati, quando ho acquistato alcuni volumi in francese, alla ricerca del tempo perduto, alla fine i miei buoni propositi sono rimasti nel famoso cassetto ed i tomi a pigliar polvere in libreria.

Anni fa, poi, cercando uno stampo in silicone per i muffins ho trovato uno per le madeleines e per lungo tempo l’ho usato impropriamente con l’impasto dei muffins.

Il mio approccio alla cucina francese e’: o cielo! Il solo nome dei dolcini mi faceva temere una ricetta complicatissima ed impossibile. Sicuramente qualsiasi francese o francofilo che leggesse la mia versione, rabbrividirebbe sconvolto e scandalizzato.

Non ho mai assaggiato una autentica madeleine, per cui la mia versione e’ sicuramente blasfema.

Come base ho utilizzato la ricetta di una brava scrittrice americana, Dorie Greenspan in Around My French Table Recipes La ricetta, infatti, è in unità di misura americana. 

Dopo due pagine di lettura, mi e’ venuta in mente una mia carissima amica francese, il cui imperativo era: l’impasto delle crêpes deve riposare prima di essere usato! Quando ho letto che bisogna fare lo stesso per le maddalene, mi sono convinta a provarle. Che meraviglia, preparare l’impasto alla sera, alla mattina accendere solo il forno, cuocerle e mangiarsele calde e fragranti!

Ho ridotto il burro, perche’ tanto so che io e la mia dolce meta’ siamo due fogne e i dolcini durano pochissimo in casa, per cui non c’era bisogno del supporto lipidico, e, contrariamente alla volonta’ del mio amore, ho anche diminuito un pochino lo zucchero. Pippo invece non si fida, la forma da capasanta non fa per lui.

Nel web ovviamente c’e’ una pletora di ricette. Uno dei mie blogger favoriti, David Lebovitz ne propone una versione con la glassa al limone (humpy madeleine).

Tra i link citati da quest’ultimo, segnalo quello di Josh Friedland, che racconta la storia delle madeleines. Sembra che vi siano due versioni configgenti riportati dal Larousse: secondo l’una i dolcetti furono inventati nel XIX secolo da Jean Avice, rinomato chef che lavorava presso il Principe di Talleyerand; secondo l’altra le madeleines erano un dolce tipico della cittadina di Commercy. Nel 1755 vi fu una festa organizzata da Stanislao Leczinski, re della Polonia e suocero di Luigi XV, durante la quale una giovane cuochina di nome Madeleine preparò questi dolcetti tradizionali rendendo un successo l’evento mondano.

In francese mi era piaciuto il post di Piroulie, che ha testato quattro ricette e disquisisce sulla essenziale presenza della gobba (bosse) sui dolcetti. Preciso che le mie creazioni sono dritte! Sembra che per avere la gobba, bisognerebbe infornarle a 200 gradi e dopo 3 minuti abbassare la temperatura a 180 gradi. Ho fatto un esperimento con una e funziona, ma visto che le mie sono maddalene sui generis, continuerò a sfornarle senza gobba.

Cosa ci vuole:
¾ tazza farina
½ cucchiaino di lievito
½ cucchiaino di cannella
1 pizzico di sale
¼ tazza zucchero
Buccia di un limone (o di mezza arancia)
2 uova
2 cucchiai di sciroppo d’acero
30 g di burro fuso

Come farle:
Mescolare zucchero e buccia del limone.
Setacciare la farina, il lievito, la cannella e aggiungere il sale.
Sbattere le uova con lo zucchero fino a quando il composto sara’ schiumoso e lo zucchero ben assorbito.
Aggiungere delicatamente la farina, lo sciroppo e da ultimo il burro fuso.
Lasciare riposare l’impasto per tre ore o per la notte.
Accendere il forno a 180 gradi.
Mettere l’impasto nello stampo da madeleines (precedentemente imburrato, se del caso) e cuocere per 8-10 minuti, sino a quando i bordi saranno dorati.
Mangiare subito! Siccome non c’e’ molto burro, tendono ad essere secche il giorno dopo.

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